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Arrampicata ... un pò di storia L’arrampicata sportiva è una disciplina giovane che si è distinta dall’alpinismo classico dal quale trae origine a partire dagli anni settanta del secolo scorso. Sarà la California a fare scuola, da oltre oceano. Nel Parco Nazionale dello Yosemite Valley, si elabora un nuovo approccio per superare le Big Wall, le grandi pareti di granito, un metodo tutto naturale senza l’ausilio di mezzi artificiali per l’ascensione. La roccia di questi luoghi è compatta e levigata, solcata da fessure che possono essere salite solo con l’uso di molti chiodi. L’alpinismo in questa valle è un caso a sè, non ci sono problemi con le temperature rigide e con l’alta quota ed è per questo che chi si cimenta nell’arrampicata ha la possibilità di dedicarsi al fattore tecnico ed estetico. Data la lunghezza della parete (1000 metri) , la permanenza su di essa è lunga tanto da portare un distacco dalla vita quotidiana ed entrare in contatto pieno con l’ambiente. Protagonista assoluto di queste pareti fu John Salathè, fortissimo arrampicatore, apritore di vie e ideatore di nuovi modelli di chiodi. I pionieri di queste pareti scoprono un piacere nuovo nell’approccio più diretto con la roccia. Cambia il metodo, cambiano i materiali e cambia lo scopo, non è più importante la quantità di metri saliti, ma la purezza dello stile con cui si è superata una certa difficoltà. Per quanto riguarda l’Europa si respira ancora aria di sovvertimento, la società in quegli anni lotta per dei cambiamenti e la voglia di cambiare la sentono anche quegli alpinisti che cercavano l’avanguardia nell’arrampicata. Gli alpinisti europei che hanno arrampicato in Yosemite sono testimoni dell’alto livello raggiunto dagli arrampicatori locali attraverso un duro allenamento atletico e mentale, questo ultimo allenato dalle discipline orientali anch’esse in voga a quel tempo. Si fa sempre meno uso dei chiodi per non rovinare le fessure e si utilizzano per le protezioni nuts, si abbandonano i pesanti scarponi prediligendo scarpette leggere, le difficoltà superate sono in crescita tanto che nel 1978 la UIAA (Union International des Associations d’Alpinisme) è costretta ad aggiungere il settimo grado nella scala ufficiale delle difficoltà. Si vuole superare la scalata in artificiale cercando di superare le stesse difficoltà in libera. Lo scopo è l’essere veloci, sfidarsi in difficoltà sempre maggiori, tentando di andare oltre gli schemi fino ad allora stabiliti. In Europa, sono gli inglesi a condurre la corsa verso le alte difficoltà e gli ideali postsessantottini supportano gli arrampicatori di nuova generazione, nel piemontese, il gruppo di Gian Piero Motti è l’esempio di come si cerca di riprodurre l’atmosfera californiana.
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